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lunedì 2 novembre 2020

Araralta e Baciamorti

 

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Partenza: Pizzino Capo foppa 1307m

Punto più elevato: Baciamorti 2009m 

Ascesa totale:  777 m

Lunghezza : 12 km

Difficoltà: E

Primo novembre e dove se non al Baciamorti potevamo andare? Ma perché Baciamorti? Secondo la tradizione popolare il nome Baciamorti deriverebbe dall’antica consuetudine di trasportare attraverso il passo i corpi delle persone della Valle Taleggio morte in alta Valle Brembana dove si erano recate per lavoro, o viceversa, per seppellirli nei paesi d’origine. Al passo Baciamorti avveniva la consegna del defunto al parroco e ai portantini della località di destinazione, i parenti lo salutavano dandogli il bacio d’addio. Dall’usanza di baciare i morti sarebbe derivato quindi il toponimo Basamorcc, in italiano Baciamorti. Altri ritengono che, legata sempre alla traslazione di chi era deceduto lontano dal suo paese, questa pratica, sarebbe stata introdotta in occasione dell’interdetto comminato tra il 1606 e il 1607 dal papa Paolo V contro la Repubblica di Venezia. L’interdetto comportava il divieto di amministrare alcuni sacramenti e di ottenere la sepoltura religiosa. A seguito di questa condanna, gli abitanti della Valle Averara, affinché i propri defunti ricevessero esequie cristiane, avrebbero deciso di seppellirli nella chiesa di San Bartolomeo di Vedeseta, posta nello Stato di Milano, esente dall’interdetto. Il transito dei defunti sarebbe avvenuto attraverso questo passo che avrebbe preso il nome di Pas di morcc, divenuto poi Pasamorcc e quindi, per alterazione fonetica, Basamorcc. Ipotesi suggestive, che percorriamo con la mente mentre saliamo al pizzo per poi scendere al passo.


lunedì 19 ottobre 2020

Bec d'Ovaga

  

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Partenza: Alpe Cavasei 809 m

Punto più elevato: Bec d’Ovaga 1631 m

Ascesa totale:  880 m

Lunghezza : 8,9 km

Difficoltà: E

 All’Alpe Cavasei arriviamo che il cielo è coperto da nubi. Speriamo che si apra. Iniziamo a risalire il sentiero 605 nel bosco. Cammina e cammina attraversiamo il rio di Casavei, poi passiamo i ruderi dell’Alpe Sella Taglione, l’Alpe Campo, l’Alpe Fajel, attraversiamo il rio del Campo (rifacimento dell canzone di De André?). Il cielo? Speriamo che si apra. Cammina e cammina arriaviamo all’Alpe del Pastore, poi la fontana, poi l’incrocio con il sentiero 604 che faremo al ritorno (mo voi non fatelo), attraversiamo il torrente Reale, raggiungiamo un punto panoramico, nebbia, Il cielo? Speriamo che si apra. Cammina e cammina raggiungiamo il rifugio Res Spanna Osella, saliamo sulla croce di vetta, panorama da scighera (nebbia di Milano). Scendiamo al rifugio, apriamo la porta, poche persno, mascherina e gel disinfettante, polenta e lenticchie, birra e caffè d’orzo, e ci sentiamo risanati. Usciamo per ritronare alla macchina. Il cielo? Speriamo che si apra. Scendi e scendi ripassiamo tutti i luoghi sino al bivio con il sentiero 604. Svoltiamo, sembra poco frequentato, alcuni segni vecchi e altri nuovi ci indicano la strada. Il sentiero diventa intransitabile, pieno ramaglie e trochi abbattuti, sarà così sino alla fine. In fondo è un bel sentiero nel bosco, in fondo raccogliamo anche delle castagne, in fondo arriviamo stanchi di lottare contro i rami. Arriviamo alla macchina. Il cielo? Si è aperto ora. Sereno lui, sereni noi, ci siamo goduti la camminata, un po’ meno il ritorno.

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lunedì 12 ottobre 2020

Colma di Mombarone

 

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Partenza: Settimo Vittone fraz. Trovinasse 1495m

 Punto più elevato: Monte Mombarone 2371m

Ascesa totale 904m

Lunghezza : 8,5 km

Difficoltà: E

Alla Colma di Mombarone fa un freddo becco, il sole non si decide ad uscire dalla nuvola e il vento tira forte e gelido. Si sale senza sudare, si sale chiusi nel guscio, nel pile, nella maglia termica, nella cappello, nei guanti, si sale tra Sorbi degli uccellatori, una talpa congelata, sassi, baite, sterco di mucca, torbiere, sempre avendo dinnanzi il Redentore, che non è una visione mistica ma l’enorme statua posta sulla cime che dobbiamo raggiungere. Il sentiero si inerpica tra roccette e tornantini, tra il sole che scalda la vetta ma a noi ci tiene in ombra, il vento insiste, proseguiamo paino piano sino alla rifugio posto sotto la cima. Tanta gente, nessuna mascherina né dentro né fuori il rifugio, quindi decidiamo di stare fuori al vento. Il sole si fa vedere, ci scalda un poco, saliamo sulla vetta, tanta gente nessuna mascherina, salutiamo il Redentore e ritorniamo sui nostri passi. Un fugacissimo pasto e poi giù, si ritorna. Le nuvole fanno giochi meravigliosi con dietro il sole che le illumina. Il sentiero ci porta in un bosco delle favole, il cielo sembra dipinto dagli impressionisti. Impressioni di ottobre.

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sabato 10 ottobre 2020

Monte Due Mani e Zucco di Desio

 

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Partenza: Forcella di Olino 1125m

Punto più elevato: Monte Due Mani 1666m

Ascesa totale 793m

Lunghezza : 7,3 km

Difficoltà: E

Due Mani, due mani che si stringono sono il segno rappresentativo di quello che oggi scarseggia, la solidarietà. Potremmo individuare il monte Due Mani come la cima del sostegno, dell’unione, dell’amicizia. Si potrebbe inserirlo come gita annuale da fare tutti assieme, ritrovarsi in cima in una grande festa, dove la fatica della salita (non troppo impegnativa) è l’espiazione dei nostri egoismi. Saluta ognuno che incontri, ti darà la mano, grandissima, forte e calda, ti sembrerà fatta di pane.

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