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lunedì 6 gennaio 2020

Anello Gattascosa

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Ventiquattro persone, ventiquattro coppie di ciaspole, venti forti e quattro soli. Da San Bernardo (San Bernardo da Mentone dal 1923 è patrono degli alpinisti fondò un monastero in cima a quello che oggi è il Gran San Bernardo. A quota 2.470 metri è un posto di sosta e ospitalità per viaggiatori e pellegrini, nonché l'abitato più elevato d'Europa), saliamo verso il passo Monscera. Raggiungiamo l’ometto (un Ometto di pietra sulle montagne ha sempre tante storie da raccontare, questo dell’Alpe Monscera ne ha almeno tre. La più antica arriva dal medioevo, da quel lontano e freddo autunno del 1275, quando i bognanchesi si prodigarono per aiutare il corteo di Papa Gregorio X  ad attraversare prima la val Vaira e poi la valle Bognanco. La seconda storia potrebbe essere raccontata dai contrabbandieri che passarono da quell’Ometto migliaia di volte e trovarono in questa sagoma rude e silenziosa certezze, sicurezza, conforto. La terza storia, è quella più vicina a noi ed è quella che ha  dato la forza di ricostruire questo piccolo e speciale monumento montanaro. La storia di Teresa e dei suoi fratelli partiti per la guerra, Mario e Ernesto. Mario non ritornò). Arriviamo al rifugio Gattascosa, un panino una birra e poi, la tua bocca da baciare Dikdik. Poi il sole tramonta e si scende ripidi a valle. Ventiquattro persone contente.
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lunedì 16 dicembre 2019

Rifugio Crosta

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Sabato sera, il nervoso alle gambe mi fa rigirare nel letto. Devo sfiancarle, sfinirle, stancarle, spossarle, è una battaglia tra me e loro. Domani vi aggiusto io. Io e Sara decidiamo di ciaspolarle e goderci la neve. Sveglia all’alba, anzi molto prima. Il sole sorge alle 7,57 e noi a quell’ora siamo già quasi arrivati al parcheggio in località Maulone, alta val d’Ossola. Zero gradi, il sole sorge, le nubi dormono. Iniziamo a salire seguendo la strada forestale, c’è giaccio, quella patina sottile, invisibile, micidiale. Ramponcini, e via, si cammina, non si vola. Il sole ci scalda ma anche la salita ci accalora. Gambe, ora non siete più nervose, forza, portatemi su. Si sale dolcemente, ma si sale, il ghiaccio ha lasciato il posto alla neve ghiacciata, la neve ghiacciata ha lasciato il posto alla neve più alta e bagnata. Non molliamo i ramponcini, non molliamo la salita, non molliamo la fatica, non molliamo l’ansimare. Arriviamo in un luogo da fiaba, e mettiamo le gambe sotto il tavolo. Uno spezzatino delizioso, squisito, caldo e confortante. Si torna mettendo le ciaspole. In totale ottocento metri su, ottocento metri giù, otto chilometri andare, otto chilometri tornare. 16,41 e il sole tramonta. Siamo già sulla strada del rientro, fari accesi e musica jazz. La sera le gambe non erano più nervose, erano rilassate, toniche, contente. Mentre io sono svenuto dalla stanchezza alla prima virgola della prima pagina del libro che volevo leggere.

domenica 8 dicembre 2019

Piani di Artavaggio

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Qualche consiglio ai neofiti per usare le ciaspole. Per prima cosa ci vuole la neve, farinosa, ghiacciata, bagnata, comunque sia basta che sia bianca, se no è fango. Poi ci vuole il sole, quella palletta gialla in campo azzurro. Occorre anche un monte, magari non troppo verticale, per sicurezza, diciamo tipo panettone, visto che siamo a Natale, come Cima di Piazzo. Trovate chi  noleggia le ciaspole, chi vi accompagna, chi vi spiega come evitare di inciampare e cadere, cadendo lui stesso per dimostrazione pratica. Poi via, si parte. Si sale, si pesta la neve intonsa e quella già battuta. Si sbuffa, ci si spoglia, via il primo strato, si sale, si ansima, ci si spoglia, via il secondo strato, si sale, ci vuole l’ossigeno, ci si spoglia, via il terzo strato. La cipolla ora è nuda. Si arriva in cima, ci si gode il panorama, ci si gode il tepore del sole, ci si gode l’”impresa” per i neofiti, si gode insomma. Poi però bisogna scendere. Chi con il freno a mano tirato, chi scivolando sapientemente, chi scivolando e basta. Ristoro al rifugio, arietta frizzante, ultima discesa, funivia. Auto. Nessun incolonnamento, quasi un miracolo. Ok, avete capito che è stata una piacevolissima giornata.

giovedì 5 dicembre 2019

Alpe di Lemna Seniores

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Eccoci! 28 Cai Seniores (tradurre in pensionati), anzi 27, uno è un lavoratore infiltrato che agogna a diventare come noi, come tutti del resto. Lasciamo i nostri posti da umarell, fuori dalla rete dei cantieri da controllare, e si parte per un pranzo di natale tra i monti. In anticipo direte voi, non bisogna perder tempo che è poco diciamo noi. La meta è l’Agriturismo Alpe di Lemna.. Due i sentieri. Uno breve che permette di visitare scorci caratteristici dei paesini, e uno lungo per far venire più appetito. Cammina e cammina si sale dovendo fare attenzione a non perdere il sentiero non segnalato, ma un refolo di vento porta il profumo del brasato verso il gruppo del giro lungo, il quale non ci pensa su molto e lo insegue tagliando nel bosco, tra faggi, fango, funghi, facoceri, e arrivano all’Alpe a mandibole aperte. Quelli del giro corto arrivati all’ultimo strappo in salita accelerano il passo: potenza del profumo invitante. Si arriva. Ci si siede. Si affilano le dentiere. Si sistemano prostate e prolassi e si è pronti a dar inizio alla festa. Pane tostato con formaggio, salame, lardo, salsiccette, cipolline, funghetti, aglio non aglio, vino. Pizzoccheri primo giro, pizzoccheri secondo giro, vino. Polenta concia a volontà, vino e acqua, poca. Polenta e brasato, stinco, cinghiale con castagne, vino, bresaola, formaggio. Acqua frizzante, vino fermo. Torte, spumante per festeggiare un compleanno, agrumi, e infine biscotti fatti in casa. Fantastico, ottimo e abbondante, squisito, eccellente, evviva i cuochi! Poi il caffè e l’ammazza caffè, perché questi Seniores chi li ammazza più. Rimettiamo via le dentiere ormai spuntate, nello zaino qualche residuo di stinco nel caso durante la discesa ci venga voglia di fare merenda e prendiamo la via di casa. La foto di copertina e quella finale illustrano in modo ineccepibile come siamo usciti soddisfatti da quello stupendo locale. Buone feste.

lunedì 11 novembre 2019

Palanzone

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Piove, Madonna come piove, senti come viene giù,  e pioverà fin quando la terra non sarà di nuovo piena e poi si rasserena. Si è rasserenato. Quando le previsioni davano pioggia avevo deciso di organizzare ugualmente un trek, perché in fondo è bello anche camminare sotto la pioggia autunnale. Una mantella, un cappello impermeabile, un ombrello, e chi ci ferma più. Invece è uscito il sole a premiarci, e con il sole sono usciti tutti. Siamo in diciassette, chi esperto e chi no, ma siamo qui per imparare. La montagna è una scuola di vita, ma occorre parteciparvi come scolari diligenti. Facile gita sino alla guglia del Palanzone, una cappelletta a forma di piramide. Le cime attorno, quelle un po’ più alte sono coperte di neve, buon segno per iniziare a oliare le ciaspole. Poi scendiamo al Rifugio Riella, rifugio pieno, tutti in coda per una polenta e per il bagno, noi colazione al sacco, due gradi, il sole che scompare dietro una nube e così prendiamo la via del ritorno. Torniamo alle auto gratificati dal cammino e dal sole freddo di novembre. Spero che abbiamo imparato qualcosa anche questa volta.

domenica 6 ottobre 2019

Monte Linzone

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Una bella montagna da meditazione. Il percorso è breve e facile, si ha tutto il tempo di godersi la natura che ci circonda. Complice una giornata limpida, camminiamo con molta tranquillità e molte foto da scattare. Fiori, animali, insetti, splendidi panorami, sopra il cielo azzurro e terso, sotto lo smog che siamo costretti a respirare. Arriviamo in cima e si apre davanti a noi una visione scenografica di tutte le montagne orobiche e delle Prealpi lombarde, siamo sopra la cappa della pianura Padana, siamo fortunati. Mi guardo attorno e tutto ciò mi appaga, mi completa, mi inebria. Sosta pranzo sacco al santuario in compagnia di Araneus diadematus, o ragno crociato per la croce disegnata sul corpo, poi, con dispiacere, si torna nello smog. La sera una sorpresa fattami dagli straordinari amici ghiri mi commuove: un ghiro-pizza per dimostrarmi affetto. Vi adoro ragazzi.