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domenica 29 agosto 2021

Capanna Gnifetti 3647m

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Il meteo dà una finestra di sole tra giorni di neve e freddo. Si parte per la Capanna Gnifetti. Da Alagna 1191m si prende una cabinovia e due funivie per salire sino a punta Indren  3275m. Fuori dalla funivia sostiamo per qualche minuto in modo da vedere se l'altitudine e la veloce ascesa ci crea dei problemi. Tutto a posto, ci si incammina. Dopo un breve tratto su rocce incontriamo la prima lingua di ghiaccio che dobbiamo attraversare. Calziamo i ramponi per sicurezza (sempre consigliati) e solchiamo la neve sino a raggiungere un bivio dove a sinistra si va al rifugio Mantova e a destra alla Gnifetti salendo dal sentiero dei canapi, le grosse funi bianche. Si sale per quest'ultima e, scavallata la cresta, si vede il rifugio e il ghiacciaio da attraversare. Rimettiamo i ramponi e proseguiamo sino a giungere sotto il rifugio dove una parete attrezzata ci attende. Siamo al Rifugio Capanna Gnifetti 3647m. Si scende per la stessa via riattraversando il ghiacciaio ma poi si punta verso il rifugio Mantova 3948m, dove ci rifocilliamo. Sazi di cibo e panorami, ma anche di temperatura attorno allo zero e vento gelido, torniamo verso la funivia. Percorso molto appagante, poco dislivello 400m, ma impegnativo perchè si tratta di alta montagna tra rocce e ghiaccio. Uno spettacolo.

Pizzoccheri all'Alpe di Lemna

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Una sgambantina per godersi cibo, aria buona, silenzio. Si parte dal paese di Lemna (frazione di Faggeto Lario sul lago di como). Lasciata l'auto nel piazzale della chiesa ci si incammina lungo una scalinata che ci porta all'altezza delle case di Bicogno, si incontra il masso avello, poi si posegue accanto ad un vecchio lavatoio per immergersi nel bosco. Dopo circa un'ora di cammino eccoci alla piana dove troviamo l'Alpe di Lemna, con Algo,Elena e i figli, che ci salutano immersi nei profumi della cucina. Il cibo fa parte dei piaceri della vita. Consiglio di porvare l'aglio che non sa di aglio, e tuffatevi poi nei fantastici pizzoccheri. Come si vede da une delle ultime foto, dopo il pranzo ci siamo sdraiati nel prato ;-)). Un sentiero agevole, con un dislivello modesto di 400m. Una giornata con poca fatica e tanta soddisfazione.
 

sabato 21 agosto 2021

Valle Aurina 2021

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Valle Aurina agosto 2021

Valle Aurina, Ahrntal in tedesco, Toul in dialetto sudtirolese.

Sotto l’occhio vigile della Vetta d’Italia ci prepariamo ad affrontare le nostre vacanze in questa valle, una delle più incontaminate dell’Alto Adige, che ha mantenuto inalterati usi, costumi e tradizioni delle popolazioni.

Una vacanza green, green pass, tra boschi e prati di un verde sano, tra 160 malghe, 80 cime oltre i tremila, e 850 chilometri di sentieri.

10 giorni, 66 chilometri percorsi, 4697 metri di dislivello, su sentieri che si snodano tra carrarecce, rocce, lariceti, pascoli, laghi, laghetti, cascate, rifugi, biotopo, silenzio, profumo di fieno e rododendri, marmotte, mucche, cavalli, mangiando lamponi e mirtilli.

10 giorni di sereno, nubi sparse, pioggia, poi acquazzone con allagamenti, nevicata, arcobaleni, vento gelido, sole caldo.

10 giorni con poca gente attorno, rispettosa della montagna, bambini dal passo fermo e veloce e giovani genitori con zainetto porta bimbi, che era un piacere vederli, un’anziana atesina con grembiule nero, che saliva verso la vetta con passo sicuro carico di vita vissuta tra i monti, che era un altro piacere vederla.

10 giorni di birra, canederli, speck, spätzle, cervo, polenta, finferli, brodo con wurstel, yogurt che muggiva ancora, strudel, torte da ingrasso, e a letto presto perché bisogna camminare l’indomani.

10 giorni tra miniere di rame con trenino annesso, musei di usi e costumi, Messner Mountain Museum di Ripa, in lingua tibetana “ri” sta per montagna e “pa” per uomo, dedicato ai popoli delle montagne, poi Brunico, poi Tures, poi la cappella dei santi Francesco e Chiara, poi la chiesetta di Santo Spirito con il Cristo “sparato al petto”, poi il fly-line tra i boschi, poi i botti di ferragosto e le campane che scampanano a nozze alle sei del mattino.

10 giorni finiti troppo in fretta, troppe poche cose fatte, troppissime quelle da fare: ci rivedremo presto Ahrntal.

 

lunedì 26 luglio 2021

Rifugio Benigni

 

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Partenza: Cusio (località sciocc) 1535m

Punto più elevato: Rifugio Benigni 2222m

Ascesa totale 687m

Lunghezza : 8,90 km

Difficoltà: EE

Descrizione del percorso

Da Cusio dove imbocchiamo sulla sinistra la strada che sale ai Piani dell'Avaro, all’inizio c’è una macchina per pagare il pedaggio di qualche euro.  Percorriamo questa strada fino a quando troviamo sulla sinistra una scalinata con un corrimano verde e i cartelli indicatori che segnalano: la Fonte S. Carlo a ore 0.50, il Passo Salmurano a ore 1.30, il Rifugio Benigni a ore 2.00 e il Pizzo del Tre Signori a ore 4.00.
Parcheggiata la macchina ai bordi della strada (m. 1535) iniziamo la nostra escursione con un sentiero (n. 108), inizialmente protetto a valle, ed entriamo nella pineta. Superiamo una piccola croce. Ora il percorso alterna alcuni tratti quasi in piano ad altri un poco più ripidi. Superato un rivolo d'acqua, arriviamo ad una ansa della montagna da cui scende un torrentello che attraversa il sentiero. Troviamo poi due frecce su un masso che indicano Cusio e Benigni nelle due direzioni di marcia. Terminato il bosco, alla nostra sinistra possiamo ammirare il panorama sulla sottostante vallata. Arriviamo ai prati che circondano la Casera Valletto (m. 1650); qui troviamo una baita, una stalla e una fontana abbeveratoio per gli animali che pascolano nei dintorni. Oltre l'alpeggio troviamo un bivio; a sinistra si va in Val Pianella mentre a destra continuiamo con il sentiero n. 108. Dobbiamo ora compiere un ampio giro a mezza costa lungo il fianco della montagna alla nostra destra. Il percorso non è faticoso. Un torrente scende formando una piccola cascata e poi attraversa il sentiero. Al termine del giro (m. 1680) iniziamo a salire decisamente. Superiamo un rivolo d'acqua e passiamo sotto i tralicci dell'alta tensione. A quota 1760 incontriamo il sentiero n. 107 che sale da Ornica e si unisce al nostro. Da questo punto la segnaletica riporterà alternativamente i numeri 107 e 108. Un segnavia indica il passo Salmurano a mezzora di cammino. Ora il percorso è meno ripido. Poco dopo raggiungiamo la Fonte di S. Carlo (m. 1775). Il percorso diviene un po' più ripido. Continuiamo lungo il fianco destro della vallata verso il Passo di Salmurano e l'imponente bastionata che chiude la testata della valle. Lassù in cima già vediamo sventolare la bandiera del rifugio. Di tanto in tanto sentiamo il fischio delle marmotte e alzando gli occhi verso i monti che ci circondano riusciamo a distinguere la sagoma di qualche stambecco. Raggiungiamo un altro bivio (m. 1970); sulla sinistra ci viene segnalato il Rifugio Benigni e sulla destra il Passo di Salmurano. Continuiamo verso la parete rocciosa di fronte a noi, procedendo dapprima quasi in piano e poi salendo fino a incrociare il sentiero che arriva dal Passo Salmurano e dalla Val Gerola (m.1990).  Piegando a sinistra, continuiamo verso il ripido canalino e il rifugio come sopra descritto. Superiamo il canalino verticale e, uscito da esso, saliamo ancora meno ripidamente sino a raggiungere il rifugio Benigni (2222m).

 

giovedì 1 luglio 2021

Ortisei trekking 2021

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Ortisei trekking 2021

 

Un viaggio fotografico tra le bellezze della Val Gardena. Da Ortisei ci si può spostare in mille direzioni godendo sempre di spettacolari panorami e camminate. 

Saliti a Seceda con la funivia si incontra il Sas Rigais, si prosegue verso la malga Pieralongia e poi al rifugio Firenze. Si torna con un giro ad anello. Km 9 disl. 500m. All’Alpe di Siusi il più grande altipiano d’Europa ci accoglie e facciamo un altro giro ad anello. Prima verso Slatria, poi puntando verso Castelrotto per poi ritornare alla bidonvia. Una pausa e poi yoga sotto l’occhio attento del gruppo Sasso Lungo e Sasso Piatto. Km 8 disl. 230m.

Dal Passo Sella puntiamo verso il rifugio Sasso Piatto, due ore di saliscendi in un mondo incantato. Al rifugio pranziamo, poi ritorniamo sui nostri passi, meravigliandoci perché riusciamo ancora ad incantarci nonostante il percorso già fatto. Km 12 disl. 390m.

Giornata da relax e si sale al Sass Pordoi 2950m, il punto più alto del nostro tour. Ci godiamo lo spettacolo, le persone salire al Piz Boè, la frescura, la neve, il sole.

Dal passo Pordoi scendiamo con largo giro per visitare il lago di Carezza, anch’esso devastato in parte dalla tempesta Vaia. Rimane un posto affascinante con le sue acque dal colore impressionista.

Si sale con la funicolare a Resciesa, ci si incammina con facile sentiero verso la croce di vetta poi, seguendo la cresta, si punta verso il rifugio Brogles sotto il gruppo delle Odle. Le nubi iniziano a borbottare e con passo veloce si torna alla funicolare con un occhio al sentiero, un occhio al cielo e una mano che tiene la mantellina. Niente pioggia sino a che non arriviamo nella nostra stanza, e arriva un acquazzone. Km 13 disl. 460m.

Ultimo giorno, si visita il Castello di Firmiano; Messner Mountain Museum. "La montagna incantata" è dedicato al rapporto che unisce l'uomo alla montagna; i temi principali sono la montagna nell'arte e la storia dell'alpinismo, mentre nella "Torre Bianca" viene raccontata la storia dell'autonomia della Provincia di Bolzano. Si respira anche molta spiritualità.

Finiamo il nostro periodo di vacanze con un pranzo macrobiotico a Bolzano per poi tornare a casa.

Arrivederci al prossimo trek.

domenica 16 maggio 2021

Capanna alpinisti monzesi

 

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Partenza: Erve 585m

Punto più elevato: Capanna Alpinisti Monzesi 1173m 

Ascesa totale 588m

Lunghezza : 6,9 km

Difficoltà: E

Descrizione del percorso Parcheggiata l’auto in fondo alla via resegone, dove finisce il paese, si prende il sentiero dal piccolo ponticello e si inizia a sallire seguendo il torrente Galavesa. Si raggiunge l’agriturismo Due camosci, lo si supera e poco più avanti si giunge ad un bivio. A sinistra il sentiero più impegnativo che passa dal pra di rat, a destra quello per la fonte San Carlo. Prendiamo quello di sinistra. Ci si inerpica per un lungo tratto, prima nel bosco poi all’aperto, sino a raggiungere uno scavallamento. Da qui in poi la salita si fa lieve, a volte il sentiero è pianeggiante. Ad una crocetta ci si ricongiunge al sentiero della fonte, poi si prosegue sino ad una pineta. Oltre la pineta si arriva al rifugio. Per il ritorno si torna al crocefisso e si prende il sentiero della fonte, più lungo ma meno impervio, si scende dolcemente nel bosco superando più volte il torrente sino a raggiungere la fonte. Dalla fonte si continua a scendere sino a ricongiungersi con il sentiero del pra di rat, poi si continua sino ad Erve.

venerdì 12 febbraio 2021

Monte Boletto

 

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Partenza: alpe del Vicerè 903 m

Punto più elevato: monte Bolettone 1317 m 

Ascesa totale: 414 m

Lunghezza : 4,3 km

Difficoltà: E

Si parte dall’Alpe del Vicerè, è mattino presto. Sfidiamo la pandemia, la zona gialla, e ci infiliamo nel cielo azzurro e la neve bianca. Saliamo faticando per via della mancanza di allenamento dovuto al lockdown, su è giù dal divano non è esattamente come salire le erte di montagna. Arriviamo ciaspolati e ciaspolanti alla croce di vetta. Tira un ca..o di vento e fa un freddo becco. Non riusciamo a proseguire per fare un anello così ci concateniamo in fila indiana verso la discesa. Incrociamo una serie infinita di persone che salgono, che pare essere al Cammino di Santiago, chi con ciaspole, chi con ramponi, chi con solo scarponi, chi con scarponi e senza calze, chi le calze le aveva infilate sopra le scarpe per non perdere la suola. E vai, una accozzaglia di gente esperta, meno esperta, assolutamente non esperta, chi non capisce perché  non ci sono gli ombrelloni e la risacca del mare. È l’effetto pandemico. Torniamo alla macchina. Riempiamo il bagagliaio di zaino, ciaspole, scarponi, bacchette, aspettando tempi migliori, e ci regaliamo una pranzo macrobiotico. L’inizio non è stato poi così male. Buon ritorno sui monti a tutti.